lunedì 8 agosto 2011

Aspettando un nero vero

In questi giorni siamo assediati da notizie sulla disastrosa situazione economica internazionale.
Come la standard & Poor, provo a dare una valutazione del tutto personale a quanto sta accadendo.
Fedele alla mia elementare interpretazione critica, analizzo, inabissandomi al livello minimo culturale globale, i seguenti eventi:

OBAMA E L'INNALZAMENTO DEL DEBITO.
Dopo aver condotto la campagna elettorale "cromatica" come primo nero in corsa per la residenza alla casa bianca, Obama con una "brillante" trovata ha risolto il problema dell'incombente fallimento dell'economia Americana, innalzando il tetto del debito che determina il default - fallimento -.
E' come se voi, non disponendo di 3 euro per acquistare un kilo di pane, decideste in autonomia di pagare al panettiere 1 kilo a soli 2 euro. Ora ammettiamo che il panettiere sia un fesso, o come nel caso Americano, impossibilitato ad opporsi alla vostra scelta, quali conseguenze potrebbe determinare la vostra scelta?
Non ci sono molte opzioni, il panettiere fallirebbe e voi non avreste più dove comprare il pane.
Ecco perchè le agenzie di rating declassano gli Stati Uniti, perché la scelta del governo non lascia presagire nulla di buono per il futuro. A Obama sarebbe bastato ritirare il 50% degli operai militari per ottenere la fiducia dei mercati ed essere coerente con le cazzate che raccontava durante la campagna elettorale per ottenere la fiducia dei mercati ed evitare la declassazione, invece ha preferito comportarsi come i suoi predecessori, quelli che hanno portato l'economia Amercana allo sfascio.
Come Berlusconi, Obama ha posticipato il fallimento di qualche anno per salvarsi le chiappe.
Abbiamo tutti creduto che il "nero" avrebbe rappresentato una discontinuità dal potere convenzionale, proprio grazie al colore della sua pelle, ma è troppo beige, sarebbe stato senz'altro più funzionale e alternativo un negro vero, uno di quelli alla liquirizia e con grandi narici dilatate. Senz'altro più incazzato.

STRAGI DI OPERAI MILITARI
Brutte notizie dal "fronte" Afghano, gli operai militari della forza internazionale di pace ogni giorno sono bersaglio di fucilate e cannonate da parte degli agguerritissimi Afghani.
L'altro ieri è stato abbattuto un supertecnologico elicottero militare con 30 operai armati a bordo. Tutti morti.
Secondo l'informazione internazionale sono stati i Talebani - si proprio quei morti di fame che abitano nelle case diroccate di sassi che fanno vedere alla tv -. Ecco secondo la tv, questi morti di fame e spaventati a morte, sarebbero in grado di preparare un'imboscata ad un super elicottero capace di intercettare e uccidere, dopo averne determinato il sesso, una lucertola Afgana a qualche km di distanza.

Provo invece ad ipotizzare la causa che determina la morte degli operai armati:
Vestendo i panni degli industriali che sbarcano il lunario vendendo, con utili inimmaginabili, le armi agli Americani, come mi comporterei se l'opinione pubblica mondiale, specie in periodi di recessione economica, cominciasse a chiedere il ritiro dei militari dalle "missioni di pace"? Se fossi un industriale del settore investirei nella prosecuzione della guerra ovviamente, armando gratuitamente i più incazzati tra gli Afghani o pagando professionisti in modo da provocare, ad ogni rigurgito pacifista, qualche danno ai mie clienti Americani o loro alleati, accoppandone qualcuno...in questo modo la continuità della guerra è garantita.
Questo accade in Afghanistan e in qualsiasi altra parte del mondo dove si guerreggia in nome della pace.
Questo deve essere ben chiaro nella testa di chiunque decida, spinto dal bisogno o da fede patriottica, di armarsi e andare a sparare ad innocenti.
Non esiste nessuna "missione di pace", si fa la guerra con l'unico scopo di consumare le armi.
La campagna elettorale di Obama fu finanziata anche dalle multinazionali delle armi, lui stesso non ne fa mistero.

Nessun commento:

Posta un commento