venerdì 14 gennaio 2011

IL CALICE E LA PENNA.

Apparentemente non hanno nulla in comune trattandosi nell’ordine di un bicchiere panciuto, il calice appunto e della penna: simbolo del “Corpo degli Alpin” ullala (ullala è la strofetta più amata dagli alpini).
Ma che "ciazzecca" allora il calice con la penna?
Spesso, specie nei paesi delle valli bergamasche, il calice colmo di vino è la naturale estensione della mano di ogni alpino di rispetto.
Un vero alpino impugna il calice alle prime ore del mattino e durante le ultime di ogni santa  giornata.
Gli alpini non hanno molte esigenze ma tra le irrinunciabili troveremo certamente:
- La necessità di associarsi in gruppi di bevitori.
- A settembre  vendere caldarroste ad un euro cadauna per procurarsi vino.
- Inneggiare alla guerra.
- Organizzare senza scopo adunate oceaniche mobilitando l’intera comunità dei baristi delle città ospitanti.
- Esibire gonfaloni assurdi e surreali.
- Cuocere migliaia di salsicce.
- Bere a volontà fiumi di vino.
- Votare Lega.
- Adorare infine i somari. Appunto.
Purtroppo nelle adunate alpine è numerosa anche la partecipazione di giovani disillusi che trovano nel calice, penna e lega, l’unica occasione di riscatto sociale alla prospettiva di una vita destinata ad esaurirsi  tra  grandi capanne ( capannoni) e villini recintati in attesa della “secessione padana” annunciata dal “capo bicchiere” Bossi che da 15 anni sprofonda le sue terga nelle comode poltrone Romane.
I Leghisti appannati non vedono, ne si rendono conto che la secessione non è arrivata.
In compenso il trota succederà al padre.
...Hic!....Ullalaaa!




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