domenica 2 gennaio 2011

"'EMITTENZA" DI REGIME

Provo ad analizzare alcuni esempi tipici di impoverimento lessicale ripetuti propedeuticamente dall’imbonitore al governo e che la maggior parte dei cittadini ha digerito e da tempo assimilato.
Generalmente i motti espressi da un regime sono facilmente riconoscibili dalla banalità dei contenuti, lo scadimento nei luoghi comuni, l'appello al sentimentalismo, la promessa.
Ogni riferimento alla politica è aborrito, l'unico obiettivo della comunicazione è il rovesciamento del significato:
“IL PARTITO DEL FARE”:
Sottintende una rivoluzione nella politica. Assorbendo senza riflettere (come accade ai distratti e disinteressati) queste parole, si è indotti a pensare che un “partito del fare” sia qualcosa che si pone fuori dalla “vecchia politica” inserendosi nel contesto sociale del tessuto produttivo “moderno  e dinamico”.
Molti si lasciano pigramente e talvolta piacevolmente ingannare da queste parole che prive di contenuti non consentono nessuno sforzo di comprensione, ne riflessivo,  in quanto non esprimono un concetto politico ma determinano un’azione, trascendendo alla regola fondamentale sulla quale poggia la Democrazia: Il dibattito.
Un “partito del fare” quindi non discute con chicchessia poiché al contrario del partito politico, quello del fare “fa”.
Il fare è indiscutibile.
Non si capisce però “fare che cosa?”.
Ecco la risposta: alla definizione si aggiunge un'altra parola povera e comune come: “lavorare” . 
“LASCIATEMI LAVORARE”:
Il partito del fare dunque lavora. Gli altri no.
Lasciatemi lavorare Sottintende una ferrea volontà di spendersi per il bene comune ma difficile da realizzare a causa di impedimenti che parrebbero indipendenti dalla propria volontà.
E’ una menzogna naturalmente. Nessuno può impedire al Presidente del Consiglio di esercitare la propria funzione specie se sostenuto da un governo con ampia maggioranza (come lo è stato il governo Berlusconi per molti anni e sino a qualche mese fa).
Tuttavia in questa frase, Silvio Berlusconi che ritengo sia un uomo incapace di mentire consapevolmente, integra nella volontà imperativa una richiesta di aiuto: quella di liberarlo degli impedimenti che bloccherebbero la sua dichiarata volontà di lavorare.  Ma chi impedirebbe al premier di lavorare?
Ecco che egli stesso ci rivela “l’impedimento” (in questo caso eccezionalmente illegittimo)
“LA PERSECUZIONE DELLA MAGISTRATURA”:
Berlusconi ama citare egli stesso  il numero delle perquisizioni (diverse centinaia)della guardia di finanza  presso le sue innumerevoli società, il premier attacca un principio basilare dell’ordine giudiziario: la possibilità da parte degli organi inquirenti di indagare (per fondati motivi o semplici controlli) se sono stati commessi irregolarità o reati. Berlusconi capovolgendo la verità si definisce: “perseguitato e non evasore”.
La logica di quest’uomo è diabolicamente banale e per questo facilmente assimilabile da tutti:
“Se la guardia di finanza perquisisce centinaia di volte le mie aziende ed io mi ritrovo ancora a piede libero, in più presiedo alla presidenza del consiglio, significa che sono innocente o meglio ancora, perseguitato.” Poi rincara la dose: "anche se fossi perseguibile a causa di reati commessi prima di essere eletto, questi non hanno più valore perchè il popolo (supremo giudice) preferendo me mi ha assolto".
Peccato che il popolo, distratto dalla politca e pilotato verso altri interessi effimeri, non conosca la reale portata dei reati commessi da quest'uomo.
Ovviamente Berlusconi non è perseguitato ne tantomeno innocente in quanto i processi a suo carico sono stati e sono tuttora numerosi. Pochi sono terminati con assoluzione, la maggior parte lo hanno giudicato colpevole ma prosciolto a causa della decorrenza dei termini (grazie alle leggi personali che lo hanno salvato; le stesse che impediscono attualmente la celebrazione di altri processi già istruiti).
Inoltre l’incessante denuncia della persecuzione, in un paese come il nostro, dove le tasse evase sono ai vertici della media Europee, trova comoda e immediata credibilità presso la miriade di imprenditori evasori sparsi su tutto il territorio nazionale.
La realtà invece parla di sfacciata evasione fiscale (le oltre 60 società  “di comodo” off-shore riconducibili a Silvio Berlusconi e delle quali lo stesso si vanta) lo testimoniano. Per tale motivo la magistratura, dopo aver raccolto le prove istruisce i processi ma ai quali il premier si oppone di presentarsi invocando il:
“LEGITTIMO IMPEDIMENTO”
Ovviamente “il partito del fare” e  del “lasciatemi lavorare”,  non può permettersi di perdere tempo a farsi processare non perché contrario alla regole della giustizia, non sia mai! Ma solo perché auto proclamatosi: innocente o perseguitato.
Tuttavia questa banalissima sequenza di motti e sillogismi al rovescio sono entrati a far parte ormai del linguaggio politico comune tant’è che nessuno fa più caso al vuoto pneumatico che contengono. Ogni tanto sono adottati persino dagli oppositori che si propongono anch’essi con la volontà di fornire dialogo e appoggio al governo pur che le “cose da fare”  siano buone e di interesse collettivo.  La promulgazione di leggi personali, ingiuste e inique intanto continua senza intoppi. Il qualunquismo generalista anche. "Le cose da fare" restano tali.
Comunque, nonostante gli sforzi mirati ad impoverire: il linguaggio, il livello culturale, la capacità critica di un’intera nazione, i regimi incontrano talvolta oppositori dialetticamente efficaci e preparati, tali da mettere a rischio lo status quo. Davanti ad argomentazioni ben articolate e difficili da controbattere, cioè gli argomenti politici, il regime ricorre così a nuovi lemmi riferiti ai sentimentalismi qualunquisti e popolari come:
“L’AMORE VINCE SULL’ODIO” per azzerare il dibattito e sfuggire al confronto.
Ricorrendo a luoghi comuni attinenti al sentimentalismo, lo svincolo dal linguaggio politico autentico e originale diventa totale.
Tutto quanto si oppone al regime viene liquidato come sentimento di odio o ancora più banalmente invidia. Per contro tutto quanto è conforme, allineato alle idee del regime, diventa amore.
L’apparentamento delle caratteristiche  sentimentali  al potere o agli oppositori è del tutto soggettivo e arbitrario.
La battaglia tra amore e odio sortisce un grande effetto poiché le parole sono riconducibili a sentimenti comuni e ricorrenti che non si prestano ad alcuna riflessione critica essendo sentimenti istintivi, mai ragionati.
Alla sfera dell’odio sono facilmente attribuibili i Magistrati per esempio, che nell’esercizio delle loro funzioni adottano metodi di indagine (le intercettazioni, gli interrogatori) che nulla hanno a che vedere con gesti amorevoli o comprensivi.
Oppure gli studenti o qualsiasi altra categoria che esausti di vedere calpestati i loro diritti scendono in piazza per manifestare. il regime traduce oppurtanamente ogni manifestazione di protesta in manifestazione d'odio contro l'amore, criminalizzando il dissenso democratico.
Alla sfera dell’amore invece sono associati gli amici, i parenti, lo scambio di favori, il mutuo soccorso corporativo, gli aderenti, allineati e conformi alle volontà del regime.
L a politica viene totalmente sconvolta e reinterpretata in modo pericolosamente monarchico fascista. Sono bandite le idee o gli oppositori politici, talvolta escludendo persino il dissenso in seno al partito stesso.
Imperversano: il favore e la riconoscenza.  
La  politica del bene sociale, cioè verso se stessi e gli altri in modo egualitario è dimenticata. Le disuguaglianze alimentano lo scontro sociale e la premessa: “l’amore vince sull’odio” è capovolta. ma nessuno se ne accorge.
Eppure per smascherare il nostro patetico mona-rca (o Re della mona) è sufficiente prestargli ascolto.

Durante le campagne elettorali, specie agli inizi della sua apparizione sulla scena politica, Silvio Berlusconi ripeteva che se fosse stato eletto non avrebbe fatto come gli altri governi:
“NON INFILEREMO LE MANI NELLE TASCHE DEGLI ITALIANI” Lasciando intendere che uno stato democratico non chiede tasse ai cittadini, ma se le paga da solo.
Naturalmente la maggior parte degli Italiani, specie gli appartenenti a corporazioni autonome, hanno immediatamente bevuto, anzi tracannato la bestialità del nano illudendosi che lo stato, se governato da Berlusconi, avesse potuto auto sostenersi. Purtroppo dopo l’ennesima ascesa al potere del nano i creduloni hanno potuto considerare una sola  “auto reggenza”, le calze della Signora Brambilla. La tassazione in Italia è cresciuta, non diminuita.
Il regime comunque ha raggiunto il suo scopo, ha preso il potere con l’uso della parola corrotta e manomessa.
Anche la promessa, fine a se stessa, è tipica espressione di una politica da impero fascista.
Le promesse in politica non esistono. Nel linguaggio politico serio la promessa si esprime sotto forma di progetti lungamente dibattuti ed infine approvati, non presso salotti televisivi servendosi di monologhi o alla peggio di attori spalloni come Bruno Vespa.
Oltre al danno la beffa, la tassazione dei cittadini è aumentata, i servizi sono diminuiti ma il nano, grazie ad un’altra legge personale (la n° 73 sulla riforma del fisco) riservata alla sua azienda , ha potuto beneficiare, proprio nel 2010 di uno sconto di molti milioni di euro che Mondadori avrebbe dovuto pagare.
Importo della sanzione: 350 milioni di euro, importo della stessa dopo la legge “ad aziendam”: 8,6 milioni di euro.
I restanti 341 milioni chi li paga? Naturalmente noi tutti.
Quindi il regime infila eccome le mani nelle nostre tasche. Perché Il regime pur di non perdere la faccia, ruba non chiede.
Uccide la cultura, ferma la crescita sociale ed economica di un paese, sconvolge le regole, rovescia i concetti, corrompe, annichilisce, addormenta, seda.
Il regime toglie, non da.

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