domenica 30 gennaio 2011

l'igienista per definizione

farà pulizia
dello s-porco
s-puttana-ndolo.
Parlo
dell’igienista definita da certa stampa reticente: “de ‘n tale”,
ma il tale in questione sappiamo tutti chi è.

martedì 25 gennaio 2011

VITE AVVITATE

Ricordo della televisione, lo stabilizzatore della tensione.
Era una scatola rivestita di laminato di legno, nella maggior parte dei casi era noce, molto pesante e ingombrante appoggiata sul ripiano di un carrello che alla sommità reggeva il televisore a transistor.
Molto grande con lo schermo spesso e convesso, il televisore aveva sul retro un enorme cassone (sempre surriscaldato) che a sua volta conteneva valvole e tubo catodico.
Erano ancora rari i possessori di televisore e così, i più fortunati offrivano la visione delle immagini ospitando nelle proprie case, i diseredati che ne erano sprovvisti.
Avevo circa 6 anni ed ero un possessore.
Spesso i televisori a transistor esplodevano a causa delle elevate temperature e dell’inefficiente sistema di ventilazione, ma il rischio valeva la candela.
L’accensione dell’apparecchio televisivo avveniva grazie ad un pulsante on-off posto sullo stabilizzatore. Dopo aver pigiato il bottone erano necessari circa 30 secondi prima che apparissero le immagini, l’attesa tuttavia era gradevole perché credo accendesse, oltre ai transistor, le fantasie degli spettatori.
Il Giovedì sera era una serata magica, le case dei possessori di apparecchi si riempivano di gente per assistere a: “lascia o raddoppia”, il gioco a quiz condotto da Mike Bongiorno che esordiva  ad ogni apparizione con il saluto: “allegria!”.
Il ricordo che conservo di Mike è quello di un uomo sempre uguale a se stesso, smemorato e ostentatamente miope.
Nonostante invitasse tutti all’allegria la sua faccia non tradiva mai un moto di felicità.
Non lo sapevo ma stavo assistendo alla nascita di un prototipo televisivo. Credo Mike Bongiorno sia stato il primo uomo a valvole.
Dopo circa vent’anni di telequiz  Mike Bongiorno lasciò la televisione di stato per dedicarsi anima e corpo alla Tv commerciale. Qui è cominciata la metamorfosi di quest’uomo che da valvola si è tramutato in transistor, quindi in circuito stampato ed infine in “prodotto”.
Abbandonato il saluto “allegria”, ultima traccia di umanità,  si è lasciato sedurre e fagocitare da centinaia di prodotti che, con la sua faccia immota, ha reclamizzato sino a diventarne parte.
Il giorno che vidi la sua bara l’associai istintivamente ad un contenitore di prodotti, una specie di cesto Natalizio.
Oggi ho sentito dalla stessa televisione che lo ha mandato in onda per decenni che macabri delinquenti senza scrupoli hanno trafugato la salma del povero Mike.
Non so perché siano arrivati a tanto, ma credo l’intenzione dei banditi sia quella di rivendere la salma agli stessi famigliari che a loro volta hanno vissuto acquistando: capi di vestiario, cibo, suppellettili, alcolici e tanti altri prodotti venduti dal proprio caro ed oggi, a causa degli stessi prodotti che li hanno tenuti in vita, si trovano nella necessità di acquistare un morto.
Che allegria.

SULLA VIA DI BAGNASCO

Il Cardinale incapace di stigmatizzare i comportamenti: turpi, immorali, spregevoli e peccaminosi del premier Berlusconi, getta acqua sul fuoco invitando “le parti” (Berlusconi e la Magistratura) a moderare i termini ed evitare lo scontro, delegittimando di fatto, con la sua ignobile e prona dichiarazione, l’organo di tutela delle leggi nel nostro paese.
Bagnasco! Prete di un prete!
La magistratura ha gli scaffali pieni di prove contro quest’uomo ed è solo per questo motivo che lo insegue pretendendo almeno di parlarci insieme.
La Magistratura non cerca scontri come lei vuole (mentendo, il che è grave ma ci stiamo abituando anche a questo) farci intendere con la sua vocina contrita.
La Magistratura ha le prove dei crimini commessi da quest’uomo e vuole assicurarlo alle patrie galere. Se Berlusconi vuole discolparsi che si presenti in tribunale.
Si faccia i fatti suoi Bagnasco. Non  si impicci di cose che non la riguardano. Lei Bagnasco potrà assolverlo quando e dove vuole purché accada nel buio segreto del confessionale e non pubblicamente come avete fatto sin’ora scusando persino le sue bestemmie.
Assolvete chi volete ma evitate di stendere ancora una volta, pubblicamente, la vostra lingua vellutata sul pannolone del potente di turno.
Levatevi di mezzo. Parlate nella vostre chiese lasciando la libertà ad ognuno di venire ad ascoltarvi.
Ambigui  mercanti del tempio.

mercoledì 19 gennaio 2011

KESHWAR

Le notti di Keshwar non erano mai dormienti accanto alla sua sposa. Keshwar  si svegliava in preda ad incubi. I pensieri  che ossessionavano la sua mente dal giorno della tragica morte dei figli avvenuta a Luglio, solo sei mesi prima, non gli davano tregua.
Grondante di sudore e in preda ad un’ansia fortissima, Keshwar riviveva ad ogni risveglio le immagini di quella terribile giornata.
Kamal, il figlio maggiore, si era svegliato di buon’ora quel mattino del 26 Luglio 2010 e dopo aver munto la vacca si recava al mercato per vendere il  latte.
Il mercato più vicino e importante è Rigi nel distretto di Sangin, poco distante dalla loro casa.
Kamal non voleva sentire ragione, nonostante la madre Meena lo pregasse di non frequentare i mercati a causa dei frequenti attentati da parte delle forze di occupazione che senza alcuna ragione, solo per terrorizzare la popolazione o con la scusa di centrare obiettivi militari, lanciavano razzi dalla potenza devastante dove avevano più possibilità di provocare il maggior numero di vittime.
Kamal annuiva, cercando di tranquillizzare la madre, ma non desisteva dal suo progetto di rendersi utile alla famiglia.
Entrambi i genitori sapevano che dalla vendita di quel latte dipendeva la sopravvivenza della famiglia stessa.
Kamal aveva un fratello di sette anni, Rethas. Pupilla dei suoi occhi.
Quel mattino, la piccola e pacata discussione innescata dalla madre nell’intento di convincere Kamal a desistere dal recarsi al mercato, aveva svegliato anche il piccolo Rethas che visto il fratello in procinto di partire, cominciò a fare i capricci per accompagnarlo e avere così l’occasione di visitare il mercato di Rigi dove avrebbe potuto trovare qualche giocattolo rotto o un dolce allo zucchero tostato tipico di quel paese.
Il piccolo e scaltro Rethas nonostante i suoi sette anni, sapeva come persuadere il fratello a farsi condurre al mercato. Gli si avvinghiò al collo e dopo avergli dato uno sonoro bacio sulla guancia disse: “Kamal ti voglio tanto bene, portami con te a Rigi, ti prego”.
Kamal dopo una breve pausa, guardando i grandi occhi neri appena perlati dalle lacrime del piccolo, acconsentì.  Rethas sapeva come rubargli il cuore.
Così cercò di tranquillizzarre  la madre con bacio sulla fronte che in qualche misura si era rassegnata, come se la compagnia del piccolo Rethas avesse potuto costituire una specie di certificato di buona condotta per kamal, in caso i militari Italiani o Americani lo avessero fermato ad uno degli innumerevoli check point lungo la strada.
Spesso ai check point,  i militari nonostante fossero armati e ben equipaggiati, si erano fatti prendere dal panico aprendo senza ragione il fuoco e uccidendo le persone che avevano fermato per i controlli.
Meeena pensava che davanti ad un bambino forse i militari avrebbero avuto un atteggiamento più sereno e prudente, così fù.
I due raggiunsero alle 6 del mattino il mercato. Rethas era agitatissimo, l’abbondanza degli oggetti artigianali esposti alle bancarelle lo esaltavano.
Perlopiù esposti vi erano utensili di uso domestico ma la fervida fantasia di Rethas assegnava ad ognuno degli oggetti una funzione di giocattolo.
Così, durante l’attraversamento del mercato descriveva con dettaglio al fratello maggiore l’uso che egli avrebbe fatto degli oggetti se avesse potuto possederli.
Kamal annuiva distrattamente, era troppo concentrato a cercare un posto buono, più vicino possibile al passaggio principale dove avrebbe potuto distendere la stuoia e posare il bidone del latte.
Dopo qualche minuto lo trovò, adagiò la stuoia, posò il bidone, estrasse un pezzo di pane di farina di riso da condividere col piccolo e mentre si guardavano negli occhi, entrambi soddisfatti del posto e della loro vicinanza, un sibilo acuto ruppe il vociare della gente.
Esplosione e silenzio.
La bomba su Rigi provocò 52 morti. Tra questi kamal e Rethas. I loro corpi non furono mai ritrovati o forse mescolati e sepolti con pezzi di altri corpi.
Questi erano i pensieri di Keshswar, ogni mattino, ogni momento della giornata. Meena dopo la tragedia aveva perso la voce e il senno.
Keshwar quella mattina indossò una divisa rubata ad un poliziotto Afgano e dopo essersi mescolato in un gruppo di militari Italiani, uccise a sangue freddo il caporalmaggiore Luca Sanna di 33 anni, Militare in carriera.
Keshwar non cercava vendetta, ma solo il riscatto all’ingiustizia subita dai suoi figli. Uccisi a tradimento, disarmati.
Keshwar sapeva che lo avrebbero definito un “terrorista infiltrato”. Ma lui si sentiva prima di tutto un padre, un Afgano in terra Afgana.

domenica 16 gennaio 2011

I HAVE A DREAM

Come abbondantemente narrato dalle cronache il vecchio Bossi si beccò l’ictus a causa di una overdose di Viagra assunta per non sfigurare con la cantante Luisa Corna, una notte al park motel di Castellone in provincia di Cremona.
Oggi lo vediamo aggirarsi tra sagre di formaggi e salamelle senza dire una parola ma solo profferendo suoni gutturali  insignificanti  peraltro molto simili all’incomprensibile dialetto bergamasco.
Anch’egli al capolinea, come il nano.
Come giustificherà il capo bicchiere ai propri accoliti avvinazzati, la sua inutile permanenza quindicinale alla guida del governo senza né federalismo né tantomeno padania?
Come giustificherà la presenza sempre maggiore di extra comunitari che abitano (aumentando il tasso di civiltà) le valli Bergamasche?
Nulla è accaduto quindi, solo uno sversamento di cretinate e balle colossali nelle teste vuote dei suoi votanti.
Solo una colossale svendita di gadget e camicie verdi che qualche idiota conserverà come simbolo consolatori di lotta e financo si trascinerà nella bara. Saranno più di uno i cirrotici che si faranno tumulare avvolti nel drappo verde.
Stiamo uscendo faticosamente da un ventennio di assurdità, di politici senza scrupoli ne morale che impadronendosi del vuoto culturale di un’intera nazione hanno parlato agli stomaci delle persone, spesso ai testicoli, scatenando gli istinti più bassi e provocando l’astenia critica degli eventi.

Passando accanto al grande prato di Pontida dove si svolge il rito annuale degli incamiciati coatti Leghisti, immagino tra qualche anno, nello stesso posto, i nipoti di questa gentaglia che con altre divise e nella mescolanza di razze diverse, si diletteranno a tirare calci a un pallone, non al buon senso.


Bifolco

Eroi









E' APPARSO

Stanco, gonfio, patetico e come dice la mignotta Ruby: “un uomo triste e solo”.
Rivendica pateticamente il diritto alla privacy, ovvero circuire come e quando vuole le minori a casa sua.
Difende il vecchio vizioso Fede e il fascista Lele Mora. Bella coppia, ve li raccomando. Fede noto vizioso giocatore d’azzardo, Mora una specie di viscido fetente.
Non una parola a difesa dei diritti degli operai Fiat. Non una parola a difesa di persone che non abbiano la lingua attaccata al suo pannolone.
Parla di “amicizie e favori” da buon fascista. Non parla di politica, non ne ha mai parlato. Sono 20 anni che blatera di persecuzioni, teoremi senza mai affrontare un discorso politico. Gli Italiani all’asciutto di politica e valori, lo hanno premiato, eletto, come prima di loro fecero molti ignoranti quando elessero alla guida di questo paese Mussolini.
Abbiamo al potere lo specchio della cultura media Italiana.
Un popolo di fessi buoni solo per acquisti da Vanna Marchi.
Berlusconi si è lamentato inoltre che i telefoni dei brocchi e delle prostitute che ospita, fossero sotto controllo.
Naturalmente non gli passa per la testa bacata che se frequentasse persone morigerate,  di cultura non avrebbe questo problema.
Finge di ignorare di essere il presidente del consiglio, il capo di questo paese.
Insomma lui vuole puttane minori e mafiosi a casa sua ma senza pagare dazio (le puttane si però). Ebbene caro presidente non si può fare.
Lei può fare il puttaniere, il mafiosetto, fare festini come le pare e piace ma deve dimettersi dalla carica che cittadini incapaci di intendere e volere le hanno dato.
Insomma non si può.
Inoltre sarei davvero curioso di conoscere la donna che lei dice avere come compagna fissa e partecipe ai suoi festini, forza, ci dica il nome di questo gran pezzo di first lady.

Il prete in carriera Ratzinger dopo aver invocato, ancora oggi,  la fine della persecuzione dei Cristiani, ha dimenticato di condannare il governo Egiziano che oggi ha giustiziato un presunto colpevole degli eccidi perpetrati ai danni dei Cristiani Egiziani.
Non una parola per fermare un omicidio premeditato di stato, non una invocazione al perdono.
Il solito Papocchio arrabattato....ma quanto danno sta facendo questo prete?

venerdì 14 gennaio 2011

IL CALICE E LA PENNA.

Apparentemente non hanno nulla in comune trattandosi nell’ordine di un bicchiere panciuto, il calice appunto e della penna: simbolo del “Corpo degli Alpin” ullala (ullala è la strofetta più amata dagli alpini).
Ma che "ciazzecca" allora il calice con la penna?
Spesso, specie nei paesi delle valli bergamasche, il calice colmo di vino è la naturale estensione della mano di ogni alpino di rispetto.
Un vero alpino impugna il calice alle prime ore del mattino e durante le ultime di ogni santa  giornata.
Gli alpini non hanno molte esigenze ma tra le irrinunciabili troveremo certamente:
- La necessità di associarsi in gruppi di bevitori.
- A settembre  vendere caldarroste ad un euro cadauna per procurarsi vino.
- Inneggiare alla guerra.
- Organizzare senza scopo adunate oceaniche mobilitando l’intera comunità dei baristi delle città ospitanti.
- Esibire gonfaloni assurdi e surreali.
- Cuocere migliaia di salsicce.
- Bere a volontà fiumi di vino.
- Votare Lega.
- Adorare infine i somari. Appunto.
Purtroppo nelle adunate alpine è numerosa anche la partecipazione di giovani disillusi che trovano nel calice, penna e lega, l’unica occasione di riscatto sociale alla prospettiva di una vita destinata ad esaurirsi  tra  grandi capanne ( capannoni) e villini recintati in attesa della “secessione padana” annunciata dal “capo bicchiere” Bossi che da 15 anni sprofonda le sue terga nelle comode poltrone Romane.
I Leghisti appannati non vedono, ne si rendono conto che la secessione non è arrivata.
In compenso il trota succederà al padre.
...Hic!....Ullalaaa!




PANNOLONI

Il Papa, compresa la sua pochezza  e vacuità morale si affretta a santificare il suo predecessore con l’intento di rappresentarsi “successore di un santo”. Santità Ad orologeria.
Berlusconi, auto dichiaratosi “puttaniere” si meraviglia che la giustizia, dopo aver diligentemente atteso il responso della corte Costituzionale, lo persegua per reati di concussione e sfruttamento della prostituzione minorile.
Sputtanamento ad orologeria, dice lui.
Il premier tuttavia  non nega di aver ospitato una prostituta minorenne a casa sua, si limita semplicemente a rivendicare il diritto ad averlo fatto.
Temo l’ex moglie del premier avesse davvero ragione, quest’uomo è malato.
Il premier non si rende conto che se Ruby non fosse stata buona e oltre che mignotta, magnanima con i cittadini Italiani, avrebbe potuto tranquillamente ricattarlo per ottenere favori che avrebbero potuto danneggiare l’intera nazione e noi tutti.
Come?
Ruby avrebbe potuto chiedere, ricattata magari da Gheddafi, di consentire Al drogato Libico di acquisire azioni e partecipazioni in aziende statali per esempio.
Ma la giovane mignotta non è malata come il nano e fortunatamente non ha chiesto nulla. Anzi, ha dichiarato che il premier secondo lei è un uomo solo ed infelice.
 Il mio ringraziamento Ruby si leva alto a nome dell’Italia. Ruby infatti si è solo limitata a manifestare il suo stupore per essere uscita in fretta dalla caserma dei carabinieri (dove si trovava in stato di fermo per furto) grazie alla telefonata di “Berluscaz”…come amichevolmente ama chiamarlo l’avvinazzato leghista, oggi dichiarato amicone del premier e correo dello sfascio Italia nonchè della presa per i fondelli a danno dei "valligiani" bergamaschi che ancora aspettano il federalismo e la cacciata dei neri.
Ruby ha ammesso di essere stata ospite presso la casa di “Berluscazz” più di una notte, compresa la sera che il noto liberista Putin fu ospite del noto magna-ccia di Arcore.
La politica estera ce la giochiamo quindi a base di cene con:
 Dittatori, giovani mignotte, note presentatrici della televisione, Lele Mora (notissimo fascista),prostitute minorenni e Ministre, forse le stesse gelosone che hanno piu volte minacciato le dimissioni.
"Fior di politici" come: Cicchitto e Gasparri si apprestano a salvare il culetto flaccido di Berluscazz…..ma diventa sempre più difficile pulire (specie con lingua)la cacca di quest’uomo che data l’età,  incontinentemente dissemina ovunque poggi il bruttissimo, basso, vecchio e presumibilmente rotto culo, posto alla sommità di gambe sorprendentemente corte e deformi.

domenica 2 gennaio 2011

"'EMITTENZA" DI REGIME

Provo ad analizzare alcuni esempi tipici di impoverimento lessicale ripetuti propedeuticamente dall’imbonitore al governo e che la maggior parte dei cittadini ha digerito e da tempo assimilato.
Generalmente i motti espressi da un regime sono facilmente riconoscibili dalla banalità dei contenuti, lo scadimento nei luoghi comuni, l'appello al sentimentalismo, la promessa.
Ogni riferimento alla politica è aborrito, l'unico obiettivo della comunicazione è il rovesciamento del significato:
“IL PARTITO DEL FARE”:
Sottintende una rivoluzione nella politica. Assorbendo senza riflettere (come accade ai distratti e disinteressati) queste parole, si è indotti a pensare che un “partito del fare” sia qualcosa che si pone fuori dalla “vecchia politica” inserendosi nel contesto sociale del tessuto produttivo “moderno  e dinamico”.
Molti si lasciano pigramente e talvolta piacevolmente ingannare da queste parole che prive di contenuti non consentono nessuno sforzo di comprensione, ne riflessivo,  in quanto non esprimono un concetto politico ma determinano un’azione, trascendendo alla regola fondamentale sulla quale poggia la Democrazia: Il dibattito.
Un “partito del fare” quindi non discute con chicchessia poiché al contrario del partito politico, quello del fare “fa”.
Il fare è indiscutibile.
Non si capisce però “fare che cosa?”.
Ecco la risposta: alla definizione si aggiunge un'altra parola povera e comune come: “lavorare” . 
“LASCIATEMI LAVORARE”:
Il partito del fare dunque lavora. Gli altri no.
Lasciatemi lavorare Sottintende una ferrea volontà di spendersi per il bene comune ma difficile da realizzare a causa di impedimenti che parrebbero indipendenti dalla propria volontà.
E’ una menzogna naturalmente. Nessuno può impedire al Presidente del Consiglio di esercitare la propria funzione specie se sostenuto da un governo con ampia maggioranza (come lo è stato il governo Berlusconi per molti anni e sino a qualche mese fa).
Tuttavia in questa frase, Silvio Berlusconi che ritengo sia un uomo incapace di mentire consapevolmente, integra nella volontà imperativa una richiesta di aiuto: quella di liberarlo degli impedimenti che bloccherebbero la sua dichiarata volontà di lavorare.  Ma chi impedirebbe al premier di lavorare?
Ecco che egli stesso ci rivela “l’impedimento” (in questo caso eccezionalmente illegittimo)
“LA PERSECUZIONE DELLA MAGISTRATURA”:
Berlusconi ama citare egli stesso  il numero delle perquisizioni (diverse centinaia)della guardia di finanza  presso le sue innumerevoli società, il premier attacca un principio basilare dell’ordine giudiziario: la possibilità da parte degli organi inquirenti di indagare (per fondati motivi o semplici controlli) se sono stati commessi irregolarità o reati. Berlusconi capovolgendo la verità si definisce: “perseguitato e non evasore”.
La logica di quest’uomo è diabolicamente banale e per questo facilmente assimilabile da tutti:
“Se la guardia di finanza perquisisce centinaia di volte le mie aziende ed io mi ritrovo ancora a piede libero, in più presiedo alla presidenza del consiglio, significa che sono innocente o meglio ancora, perseguitato.” Poi rincara la dose: "anche se fossi perseguibile a causa di reati commessi prima di essere eletto, questi non hanno più valore perchè il popolo (supremo giudice) preferendo me mi ha assolto".
Peccato che il popolo, distratto dalla politca e pilotato verso altri interessi effimeri, non conosca la reale portata dei reati commessi da quest'uomo.
Ovviamente Berlusconi non è perseguitato ne tantomeno innocente in quanto i processi a suo carico sono stati e sono tuttora numerosi. Pochi sono terminati con assoluzione, la maggior parte lo hanno giudicato colpevole ma prosciolto a causa della decorrenza dei termini (grazie alle leggi personali che lo hanno salvato; le stesse che impediscono attualmente la celebrazione di altri processi già istruiti).
Inoltre l’incessante denuncia della persecuzione, in un paese come il nostro, dove le tasse evase sono ai vertici della media Europee, trova comoda e immediata credibilità presso la miriade di imprenditori evasori sparsi su tutto il territorio nazionale.
La realtà invece parla di sfacciata evasione fiscale (le oltre 60 società  “di comodo” off-shore riconducibili a Silvio Berlusconi e delle quali lo stesso si vanta) lo testimoniano. Per tale motivo la magistratura, dopo aver raccolto le prove istruisce i processi ma ai quali il premier si oppone di presentarsi invocando il:
“LEGITTIMO IMPEDIMENTO”
Ovviamente “il partito del fare” e  del “lasciatemi lavorare”,  non può permettersi di perdere tempo a farsi processare non perché contrario alla regole della giustizia, non sia mai! Ma solo perché auto proclamatosi: innocente o perseguitato.
Tuttavia questa banalissima sequenza di motti e sillogismi al rovescio sono entrati a far parte ormai del linguaggio politico comune tant’è che nessuno fa più caso al vuoto pneumatico che contengono. Ogni tanto sono adottati persino dagli oppositori che si propongono anch’essi con la volontà di fornire dialogo e appoggio al governo pur che le “cose da fare”  siano buone e di interesse collettivo.  La promulgazione di leggi personali, ingiuste e inique intanto continua senza intoppi. Il qualunquismo generalista anche. "Le cose da fare" restano tali.
Comunque, nonostante gli sforzi mirati ad impoverire: il linguaggio, il livello culturale, la capacità critica di un’intera nazione, i regimi incontrano talvolta oppositori dialetticamente efficaci e preparati, tali da mettere a rischio lo status quo. Davanti ad argomentazioni ben articolate e difficili da controbattere, cioè gli argomenti politici, il regime ricorre così a nuovi lemmi riferiti ai sentimentalismi qualunquisti e popolari come:
“L’AMORE VINCE SULL’ODIO” per azzerare il dibattito e sfuggire al confronto.
Ricorrendo a luoghi comuni attinenti al sentimentalismo, lo svincolo dal linguaggio politico autentico e originale diventa totale.
Tutto quanto si oppone al regime viene liquidato come sentimento di odio o ancora più banalmente invidia. Per contro tutto quanto è conforme, allineato alle idee del regime, diventa amore.
L’apparentamento delle caratteristiche  sentimentali  al potere o agli oppositori è del tutto soggettivo e arbitrario.
La battaglia tra amore e odio sortisce un grande effetto poiché le parole sono riconducibili a sentimenti comuni e ricorrenti che non si prestano ad alcuna riflessione critica essendo sentimenti istintivi, mai ragionati.
Alla sfera dell’odio sono facilmente attribuibili i Magistrati per esempio, che nell’esercizio delle loro funzioni adottano metodi di indagine (le intercettazioni, gli interrogatori) che nulla hanno a che vedere con gesti amorevoli o comprensivi.
Oppure gli studenti o qualsiasi altra categoria che esausti di vedere calpestati i loro diritti scendono in piazza per manifestare. il regime traduce oppurtanamente ogni manifestazione di protesta in manifestazione d'odio contro l'amore, criminalizzando il dissenso democratico.
Alla sfera dell’amore invece sono associati gli amici, i parenti, lo scambio di favori, il mutuo soccorso corporativo, gli aderenti, allineati e conformi alle volontà del regime.
L a politica viene totalmente sconvolta e reinterpretata in modo pericolosamente monarchico fascista. Sono bandite le idee o gli oppositori politici, talvolta escludendo persino il dissenso in seno al partito stesso.
Imperversano: il favore e la riconoscenza.  
La  politica del bene sociale, cioè verso se stessi e gli altri in modo egualitario è dimenticata. Le disuguaglianze alimentano lo scontro sociale e la premessa: “l’amore vince sull’odio” è capovolta. ma nessuno se ne accorge.
Eppure per smascherare il nostro patetico mona-rca (o Re della mona) è sufficiente prestargli ascolto.

Durante le campagne elettorali, specie agli inizi della sua apparizione sulla scena politica, Silvio Berlusconi ripeteva che se fosse stato eletto non avrebbe fatto come gli altri governi:
“NON INFILEREMO LE MANI NELLE TASCHE DEGLI ITALIANI” Lasciando intendere che uno stato democratico non chiede tasse ai cittadini, ma se le paga da solo.
Naturalmente la maggior parte degli Italiani, specie gli appartenenti a corporazioni autonome, hanno immediatamente bevuto, anzi tracannato la bestialità del nano illudendosi che lo stato, se governato da Berlusconi, avesse potuto auto sostenersi. Purtroppo dopo l’ennesima ascesa al potere del nano i creduloni hanno potuto considerare una sola  “auto reggenza”, le calze della Signora Brambilla. La tassazione in Italia è cresciuta, non diminuita.
Il regime comunque ha raggiunto il suo scopo, ha preso il potere con l’uso della parola corrotta e manomessa.
Anche la promessa, fine a se stessa, è tipica espressione di una politica da impero fascista.
Le promesse in politica non esistono. Nel linguaggio politico serio la promessa si esprime sotto forma di progetti lungamente dibattuti ed infine approvati, non presso salotti televisivi servendosi di monologhi o alla peggio di attori spalloni come Bruno Vespa.
Oltre al danno la beffa, la tassazione dei cittadini è aumentata, i servizi sono diminuiti ma il nano, grazie ad un’altra legge personale (la n° 73 sulla riforma del fisco) riservata alla sua azienda , ha potuto beneficiare, proprio nel 2010 di uno sconto di molti milioni di euro che Mondadori avrebbe dovuto pagare.
Importo della sanzione: 350 milioni di euro, importo della stessa dopo la legge “ad aziendam”: 8,6 milioni di euro.
I restanti 341 milioni chi li paga? Naturalmente noi tutti.
Quindi il regime infila eccome le mani nelle nostre tasche. Perché Il regime pur di non perdere la faccia, ruba non chiede.
Uccide la cultura, ferma la crescita sociale ed economica di un paese, sconvolge le regole, rovescia i concetti, corrompe, annichilisce, addormenta, seda.
Il regime toglie, non da.

SUA "EMITTENZA" IL REGIME

Un gradevolissimo libro di Gianrico Carofiglio: manomissione delle parole, mi ha indotto ad alcune riflessioni alle quali voglio partecipare eventuali desaparecidos del web.
La mia è stata la seguente:
E’ possibile decodificare dal linguaggio espresso dal potere, la volontà di instaurare un regime totalitario, plutocratico o personalistico? Insomma contrario alla democrazia?
Prendendo spunto dal libro che a sua volta cita diversi filologi, la deduzione più spontanea è quella che l’avvento di un regime al governo di un paese è annunciato innanzitutto dall’impoverimento del lessico. Ovvero l’uso di pochissime parole che danno vita a concetti perlopiù banali e luoghi comuni facilmente assimilabili (specie se ripetuti) dai riceventi.
Talvolta questo lessico impoverito viene addirittura spacciato dal potere autoritario come “più democratico” , poiché comprensibile a tutti, rispetto ad un lessico complesso e articolato.
Il regime emittente del lessico povero  insinua infatti l’idea che il lessico articolato sia vetusto o perlopiù utilizzato da persone intellettualoidi mediocri che non hanno il coraggio di definire le cose o i fatti con parole appropriate, dirette e all’occorrenza crude. Il famoso motto:“parrucconi della politica”citato ripetutamente dall’avvocato del premier , Ghedini, quando si è trovato nell’impossibilità di replicare a discorsi politici articolati, è esemplare.
Ebbene è esattamente il contrario.
 La vastità di lemmi impiegati opportunamente nella narrazione o descrizione dei fatti, aumentano e approfondiscono la capacità di riconoscere e intendere gli eventi stessi.
Il linguaggio povero che generalmente sfocia  nel luogo comune o nei sentimentalismi non narra né descrive alcun che,offre solo l’opportunità di poter essere facilmente digerito  celando l’insidia più pericolosa: l’astensione dalla critica e dalla riflessione.
Esattamente quanto di più auspicabile un regime anti democratico possa desiderare.
Oggi inoltre si crede che grazie agli innumerevoli mezzi di diffusione delle notizie, alla comunicazione di massa, sia impossibile in un paese moderno occidentale come il nostro, l’insaturazione di un regime totalitario di stampo fascista.
Credo anche questo sia un “luogo comune ormai assimilato” che ha contribuito ad inibire il senso critico e la percezione dei fatti evidenti che stanno sconvolgendo le regole democratiche e rovesciando quelle etiche.
Pur ammettendo una complessa varietà di mezzi di diffusione non si tiene conto infatti dell’enorme frammentazione dell’informazione che spesso genera solo confusione. I mezzi attraverso i quali le informazioni sono veicolate sono nella maggior parte eterei non cartacei. Anche in questo caso ci troviamo ad assorbire informazioni alle quali non è possibile, o perlomeno molto difficile opporre confutazioni critiche e ragionate.