sabato 4 dicembre 2010

BERLUNSKAMON

Berlusconi morì a causa di un cancro proprio tre giorni prima, massimo una settimana che il cavaliere debellasse la malattia.
Volle che il suo corpo fosse cremato ad Acerra ed entro tre giorni, massimo una settimana, le ceneri fossero raccolte in modo differenziato.
Silvio, così come venne se ne andò lasciando in eredità alla nostra nazione preziosi dogmi che tutti abbiamo il dovere di tramandare ai nostri figli:
Viva la fica abbasso i gay; Se sei una morta di fame fai la escort; Meglio minorenne che vecchia;  I giudici sono dei pazzi; Ragazzi invece di protestare per la spazzatura che vi sommerge..andate a puttane.
…e ancora:
Chi vota a sinistra è un coglione; Chi non la pensa come me è un traditore; Chi la pensa come me che cazzo pensa?;  Io sono il migliore e voi non siete un cazzo.
Il cavaliere fu trovato cadavere dal Fido-Fede, il suo cane.
La camera ardente fu allestita a piazzale Loreto e vegliata dalle prefiche: Gasparri, La Russa, Cicchitto, donna piangina Bondi e il prezioso orologio a cucù regalatogli da Pannella, Capezzone.
La salma rimase esposta per settimane senza alcun intervento conservativo a causa dei numerosi processi di imbalsamazione subiti mentre era ancora in vita. I medici garantirono infatti che poteva resistere  ben oltre quanto avesse fatto Tutankamon. Inoltre sostennero che anche da morto Silvio, avrebbe potuto persino procreare (Silvio come Eluana Englaro).
Vi fu un interminabile pellegrinaggio di donne, ragazzine sue coetanee (Silvio nonostante l’età era ancora minorenne) che sostando alcuni secondi davanti alla bara allungavano la mano per toccare il suo volto, bello nonostante il severo pallore della morte e una profonda riga che pareva lo dividesse.
Solo dopo qualche giorno il commesso delle pompe funebri si accorse che la povera salma era stata composta prona e che i lineamenti esposti erano quelli delle chiappe non le guance.
La salma fu prontamente ribaltata ma solo le escort presenti notarono la differenza aiutate dalla loro profonda conoscenza del soggetto nonchè dall’esperienza.
Per tutti gli altri un lato valeva l’altro.
Nonostante gli innumerevoli giorni di esposizione e come previsto dai medici, la salma non si decompose anzi, Silvio appariva ancora "rigido e pronto" come nella migliore tradizione Leghista, tant’è che fu necessario praticare un foro al coperchio perché si potesse chiudere la bara.
Come è facile immaginare i giornali Italiani diedero ampio spazio alla notizia (della morte non dell'eterna erezione), eccovi una sintesi di alcuni tra i titoli più significativi:
Libero: “Morì e fu sepolto”.
Il Giornale: “Aspettiamo il terzo giorno”.
Il fatto quotidiano: “Non fidatevi, bara”.

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