mercoledì 8 dicembre 2010

COLOSSEO DEI MIEI STIVALI

Quando ci si sciacqua la bocca facendo prendere aria ai denti parlando di “laicismo dello stato”, io intendo che lo stato “laico” debba operare senza tenere in considerazione: dogmi, leggi o norme che regolano altri apparati o organizzazioni private e che quindi statali non sono. Organizzazioni che per esempio non si occupano dei cittadini, non hanno il dovere di garantire i loro diritti, nemmeno di aiutarli quando sono in difficoltà, non hanno l’obbligo insomma  di dover badare al quotidiano né tantomeno al futuro delle persone.
Quindi uno stato laico secolarizzato  deve operare unicamente nel rispetto della carta costituzionale e delle leggi che a questa si ispirano, riportate nel codice penale e civile. Quello etico non è scritto ma implicito.

Lo stato non dovrebbe avere nulla a che fare con la Chiesa per esempio e nemmeno con le aziende private.
Faccio un esempio:
Il  vaticano per sponsorizzare il marchio Tim ha installato in piazza San Pietro una mega video di diverse decine di metri quadrati per consentire ad ogni fedele di vedere da vicino il faccino luciferino del Papa.
E’ vergognoso e immorale ma la chiesa può fare quello che vuole ovviamente e sfruttare la praticità dello schermo offrendo in cambio visibilità alla Tim. Tuttavia Papa benedetto dovrebbe tenere anche conto dell’effetto che provoca sui fedeli quel marchio commerciale associato al suo faccione durante i predicozzi.
Personalmente ascoltando l’omelia e guardando il papa nel megascreen non ho potuto fare a meno di fissare per oltre 30 minuti il marchio che campeggiava come una firma sotto la sua faccia.
Mi sono sentito persino blasfemo sentendomi in tasca il cellulare Vodafone. Che sia forse la Tim più vicina al signore?
Nonostante i miei dubbi ho compreso però  la causa che in questi anni ha provocato nei giovani una forte diminuzione delle vocazioni e una vorticosa impennata delle domande di assunzione presso i call center: che sia il marchio Tim esposto in piazza San Pietro?
La Chiesa comunque, essendo un’associazione privata può decidere di alimentare i propri fedeli con le mega visioni che crede, lo stato no.
Lo stato non può operare così, in totale contraddizione con se stesso.
Lo stato secondo il mio punto di vista non può per esempio consentire a un imprenditore di sponsorizzare (pagare) le spese di restauro del colosseo.
Della Valle, proprietario del marchio tod’s non può con la sua aria di serafica sufficienza permettersi di pagare le spese di restauro in cambio della visibilità del suo marchio e del suo faccione capelluto.
Non possiamo accettare di vedere un logo commerciale in nessuno dei documenti che illustrano il restauro del colosseo o peggio, immensi teli decorati dalla tod’s che lo rivestano durante i lavori. Uno stato laico dove evitare di svendere un’immagine così rappresentativa del nostro paese associandola ad un banale marchio commerciale. Che chiudano piuttosto il colosseo per inagibilità, ma non diano la possibilità a Della Valle di metterci sopra la sua firma. Il colosseo non è la Fiorentina.
E' arrivato il momento di dire basta!
Dopo Craxi, Vanna Marchi e Berlusconi, non ci faremo fare le scarpe anche dai Della Valle!

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