venerdì 1 ottobre 2010

PERCHE' ASSOLDEREI UN KILLER

Per ammazzare un giornalista?
1.       Perché racconta una verità che mi nuoce
2.       Perché racconta bugie sul mio conto
3.       Perché il giornalista è il mio più fedele amico, non mi sputtanerebbe mai  e se tentassero di fargli del male la gente penserebbe che si è colpito lui ma si voleva colpire me.

Quindi come mi comporterei (io, memolabile) se fossi il killer?
Deciderei innanzitutto quale arma impiegare: pistola, pugnale, sasso, spavento (ma solo se la vittima fosse debole di cuore)
Scartando la tecnica dello spavento, piuttosto  aleatoria, studierei le altre ma alla fine opterei per la pistola senz’altro più sicura ed efficace.
Quindi, dopo aver considerato il luogo dell’agguato (il quinto piano in un condominio), mi preoccuperei di procurarmi un’arma avente caratteristiche idonee all’agguato e studierei la via di fuga.
Ok, considerando la location propenderei per  una pistola con il silenziatore perché, scartando l’ipotesi di fuggire in ascensore, dovrei scendere dalle scale e se non sparassi con il silenziatore ma producessi uno o più “bang” all’interno di un condominio, certamente  durante la precipitosa fuga dalle scale potrei trovarmi di fronte innumerevoli condomini che sentendo il rumore potrebbero affacciarsi e riconoscermi o peggio, reagire.
Indubbiamente rischioso.
Quindi che farei io "memolabile?"....niente, non conosco mercanti d’armi (tantomeno con il silenziatore) e non sapendo neppure trovare una scusa per farmi aprire un portone di condominio per appostarmi al suo interno, credo desisterei.
Si, ma se invece accadesse lo stesso?
Allora molto probabilmente l'attentatore non sarebbe un “memolabile” qualsiasi bensì un killer esperto e capace. Si perché la vittima è persino scortata dalle guardie del corpo che ogni sera l'accompagnano a casa (al quinto piano di un palazzo) e poi ridiscendono per raggiungere altri colleghi che aspettano fuori alla macchina.
Dunque scartata l’ipotesi del killer sprovveduto (io) ci rimane quella del professionista presumibilmente prezzolato.
Che farebbe dunque costui?
Credo, nonostante la mia bassissima attitudine a delinquere, adotterebbe la mia scelta per quanto riguarda l’arma e la via di fuga, mi pare il minimo.
Poi, a mio parare di profano, non entrerebbe nel condominio ad attendere (come nel film Il Padrino di Frank Coppola) la vittima, eh no, perché qui, al contrario di quanto accade nel film, la vittima è scortata e le lampadine non sono manomettibili a causa della plafoniera che le protegge.
Quindi secondo me, l’attentatore anche il più imbecille, aspetterebbe il compimento del rituale che si ripete da molto tempo: la scorta sale con la vittima, l’accompagna sino al piano e ridiscende utilizzando l’ascensore; escono dal portone, montano in macchina e partono.
A quel punto il professionista interverrebbe forzando la serratura del portone, salirebbe le scale, busserebbe alla porta con una scusa qualsiasi e sparerebbe alla vittima provocando il minimo sindacale di rumore (eco o rimbombo) grazie al silenziatore.
Invece no, cosa sarebbe accaduto nel deprecabile e vile attentato a Belpietro?
L’attentatore é entrato nel condominio nascondendosi tra le scale (?), quindi in attesa ed assolutamente vigile, non si è accorto che un uomo della scorta scendeva "sorprendentemente" dalle scale anziché usare l’ascensore (caspita una mossa davvero imprevedibile), Pare che il “sorpreso” sia stato addirittura l’attentatore (che per definizione non si distrae in quanto appunto "attenta") e non l’ignaro uomo della scorta che si stava fumando una sigaretta.
Dunque l’attentatore trovandosi improvvisamente la scorta davanti, ha estratto la pistola e……clik!.....cilecca perbacco! (meno male).
Questo killer prezzolato (altrimenti manco la pistola potrebbe avere) non ha neppure controllato la sua arma prima di compiere il delitto.
A questo punto sia il killer che l’uomo della scorta (non un vigile urbano qualsiasi) sono evidentemente vicini (la scorta mentre scendeva le scale si è imbattuta nel killer)così l'uomo della scorta estrae la pistola e spara più colpi mancando il killer che si precipita giù dalle scale a zig zag ........bang! bang! bang!!!..
Rapporto dello scontro a fuoco tra una guardia del corpo e un killer professionisti: una cilecca e alcuni colpi andati a vuoto.
Luogo dello scontro: lo spazio di una rampa di scale.
Incredibile ma vero, dicono.

Io penso un’altra cosa: questo attentato potrebbe essere una messa in scena all’insaputa dello stesso Belpietro.
Un attentato che dovrebbe farci pensare quanto sia grande l’odio di "certa gente" verso i potenti per i quali il giornalista presta servizio, tanto da voler colpire un servitore non potendo arrivare più in alto.
Se io fossi un potente senza scrupoli e volessi farmi passare per martire (restando vivo), farei in modo di predisporre l’attentato alla vita di un mio servo.  
Naturalmente questa è solo un'ipotesi.
Mai e poi mai (?) un potente sarebbe così  folle da pianificare o far predisporre un simile atto anche se nel nostro paese, questa forma di auto-lesionismo di stato (a danno dei cittadini), fu un pratica molto utilizzata dai servizi segreti negli anni 70 e 80. Fu chiamata "strategia della tensione". Termine un po’ generico e che si presta a molte interpretazioni ma efficace.
Per restare all’attualità invece, mi chiedo: chi potrebbe trarre giovamento o speculare sul caso dell’attentato a Belpietro?
Ovviamente il governo, sostenendo che i toni alti, le proteste, l’eccessiva libertà d’espressione della rete o di una certa opposizione, fomenta le menti deboli e talvolta le armano.
Beh, la tesi non è male e piuttosto funzionale. Alcuni giornali hanno già chiuso i blog relativi all’argomento impedendo ai lettori di commentare la notizia e lasciando visibile solo il “pistolotto” di condanna (apprezzabile) e solidarietà al giornalista di regime (cioè avente le opinioni allineate al regime di governo).
Francamente, nonostante la mia ferma condanna al gesto, la mia assoluta buona fede verso il prossimo e con gli elementi noti finora; oltre a scatenare una caccia senza quartiere all'attentatore (se davvero esistesse) e ringraziare la buona stella di Belpietro, non scarterei neppure un’approfondita verifica della terza ipotesi.
Questa storia mi puzza di pro"fumus persecutionis”, dove si parla molto del fumo e mai dell’arrosto che lo genera.

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