domenica 17 ottobre 2010

IL GIOGO

Lotto, totocalcio,enalotto,lotterie,totip, gratta & vinci, lotto mio, 10&lotto, Queste sono solo alcune delle “occasioni” offerte agli speranzosi del divenire, improvvisamente milionari.
Veri e propri casinò disseminati in tutto il paese presso bar, edicole, tabaccai. Questi ultimi paiono il mezzo di diffusione prediletto dallo stato Italiano per propagare il gioco d’azzardo.
L’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato (AAMS) dichiara nel suo rapporto del 15 Settembre 2010 di aver raccolto, sino alla fine di Agosto 2010, € 39.000.000.000 contro I € 35.000.000.000 miliardi rispetto al 2009.
Quasi il 12% di persone rovinate in più rispetto all’anno scorso.
Tabaccai/edicolanti, a causa della forte domanda, hanno separato la vendita delle sigarette e dei giornali da quella del gioco creando appositi sportelli tappezzati di ex-voto, combinazioni vincenti, numeri ritardatari e giocate condivise. Molto spesso sono proprio i gestori delle rivendite, le prime vittime del vizio.

Nei centri commerciali per i giocatori più frettolosi o poco inclini alle code, apposite macchinette automatiche dispensano grattini al volo.
Tutto questo giro di soldi non crea praticamente lavoro essendo questi esercizi gestiti perlopiù da una conduzione famigliare, al massimo quindi un parente in più impiegato. In nero.
Nessun cartello o indicazione consigliano ai giocatori di “giocare responsabilmente”, raramente piccoli fogli di carta appesi qua e la vietano il gioco ai minori di anni 18. In realtà giocano tutti.
Intere famigliole, durante la consacrazione del rito domenicale nelle cattedrali commerciali, grattano e sperano così  di assicurarsi un futuro migliore. Talvolta fanno scegliere ai bambini il biglietto da acquistare come se la sorte davanti all’innocenza potesse avere pietà e concedersi più facilmente.
Un gesto di riverente rispetto verso il diogratto  nelle cattedrali del culto dell’inutile.
Alle slot machines invece si dedicano “i ragionatori”, quelli convinti e decisi di poter  battere la sorte. Pigiano con energia variabile sull’unico bottone concessogli dalla macchina in rapporto allo stato delle loro frustrazioni, attendono la composizione vincente di figure senza senso e basta l’erogazione di un pugno di monete perché si sentano di assolversi,  giustificare il loro accanimento e continuare, fino a dilapidare persino il denaro che non posseggono.
Il sacrificio, come regola necessaria al conseguimento del successo è dimenticato, bandito dai cervelli sopiti e conformati dei sognatori a buon prezzo e quasi tutti con le pezze al culo.
La soddisfazione dei  bisogni inutili e l’alimentazione delle speranze vane, sono l’affare dei centri commerciali.
Le facce della gente, scolorite dalle luci messe apposta per unificare, blandire, smussare ogni elemento di differenza, emanano sguardi spenti e annullati da ogni moto di volontà propria. A guidarli spesso e solo, la lista della spesa, ma anch’essa quasi sempre tradita.

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