domenica 19 settembre 2010

SBANDIERATORI SERIALI

Il rituale è la consacrazione dei simboli.
I simboli possono a loro volta rivelarsi sotto diversi aspetti, dagli oggetti: bandiere, divise, croci (uncinate e non) oggettistica varia e immagini; oppure sotto forma di parole, motti, gestualità ecc..
Là dove è impossibile fornire una spiegazione logica o scientifica o dare delle risposte ad un qualsiasi fenomeno,  la simbologia e il conseguente rito suppliscono a tale mancanza pur senza fornire nessuna spiegazione.
Il rito colma il vuoto con il nulla.
Il rituale tuttavia contribuisce a soddisfare il  bisogno di appartenenza e  integrazione dell’uomo ad una classe sociale ben definita colmando la solitudine, l’emarginazione, mitigando l’alienazione di ciascun individuo ma allontanandolo dalla verità e inibendo il senso critico. Ciò nonostante il partecipante al rito non si sente soggiogato bensì appagato.
Molti uomini distratti, talvolta inetti o disperati, si placano e trovano consolatorio il rito.
Altri più scaltri si impossessano del rituale sfruttandolo ai loro scopi:  proselitismo, fidelizzazione e spesso asservimento di altre menti alla loro causa.
L a ripetizione di un rituale, l’ostentazione del simbolismo  nel tempo diviene “credo e fede”.

Tralasciando le religioni che almeno offrono l’illusione della vita eterna o danno speranza ai disperati,
la politica offre chiari esempi di quanto abbietto, falso e pericoloso possa essere un rituale per la società.
Alcuni partiti che si definiscono “il nuovo” hanno adottato “l’antica tecnica persuasiva” del simbolismo e del rito, mentre  altri che appartengono “al passato”, paradossalmente l’hanno abbandonata.
La sinistra Italiana per esempio ha goduto dei benefici del simbolismo della falce e martello. La famosa bandiera rossa è stata assai efficace nel rappresentare le lotte della classe operaia.
La fine della falce e martello, quindi del simbolo, ha determinato la scomparsa della sinistra politica nella società civile.
Lo stesso è accaduto per lo “scudo crociato” vessillo della classe politica cristiana che alla sua scomparsa ha trascinato con se nel baratro la chiesa stessa.
Personalmente sono felice della perdita di questi vessilli poiché oggi, le rispettive classi politiche appartenenti ai simboli scomparsi, dovranno dare risposte politiche vere (sfrondate da orpelli inutili) ad una società in costante mutamento.
Per contro “il nuovo” è tornato invece al “vecchio rito”.
Vediamo la lega.
Esordirono 25 anni fa al grido di “Roma Ladrona”, quindi passarono alla divisa: “le camicie verdi”, infine approdarono alla cerimonia del Po.
Il rito naturalmente è ostentato e ripetuto e persino itinerante, vedi  le ronde padane.
Oggi  il vuoto di idee dell’intera classe politica (tranne rare eccezioni) è riempito dal nulla del rituale Leghista.
Data la premessa sull’efficacia del rito è comprensibile come la lega ottenga consensi nonostante propini politiche violente,separatiste e razziste.
Se il popolo leghista avesse senno e senso critico (ma il rito inibisce le menti) scoprirebbe il grande bluff che l’ideale leghista professa.
La contraddizione è evidente: da “Roma ladrona” a “ladroni di Roma” ma ben celata agli incamiciati coatti leghisti.
La lega è solo simbolo.
È nulla.
La politica è fatta di uomini intelligenti, colti, lungimiranti, uomini con idee nuove capaci di produrre cambiamenti strutturali, capaci di organizzare e condurre democraticamente una nuova società civile.
Uomini giusti, onesti.
Uomini che adempiano alle loro funzioni con disciplina e onore (art. 54 della costituzione Italiana)
Uomini capaci di meritarsi la fiducia della gente.
Al governo non ci servono riti religiosi né pagani ma solo etici ed estetici.

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