domenica 12 settembre 2010

OSCURANTISMO CLERICALE

Il parroco dell'oratorio di Pontoglio(Bs) ha vietato l'ingresso all'oratorio a tutti coloro che non parlano la lingua Italiana.
Il ragionamento del parroco è il seguente:
come può l'Oratorio diventare un luogo di integrazione, se non c'è il terreno comune della lingua come strumento principale di comprensione reciproca? Quindi a breve chi non si esprimerà in italiano verrà inviato a non frequentare più la struttura. Nessuna chiusura a priori, quindi, anzi l'intenzione di essere un luogo fondamentale di apertura e interscambio fra le entie presenti in paese. E a riprova del 'non pregiuzio', nei prossimi giorni la custodia della struttura, al momento vacante, verrà affidata a una famiglia di origine moldava di religione ortodossa.

Il parroco dice tutto e il contrario di tutto.
Dubito fortemente vi siano extracomunitari incapaci di parlare l'Italiano o quantomeno di farsi capire e quindi integrarsi. Sono certo invece che tutti gli Italiani presenti in oratorio non conoscono una sola parola Araba e probabilmente conoscono poco anche l'Italiano poichè è molto in uso da quelle parti il dialetto. Infatti per facilitare la comprensione dell'Italiano (alla gente del posto) spesso persino i segnali stradali riportano: il nome della località in Italiano e la traduzione nel dialetto lombardo.
Il parroco tuttavia rivendica che non esiste pregiudizio (non conoscendo l'Italiano infatti non ritiene che questa discriminazione pregiudizievole)
Da sempre l'oratorio è pregiudizievole, ne fui testimone quando molti anni fa un prete biasimò un mio scritto che raccontava di orfani, adducendo che oramai gli orfanotrofi non esistevano più e quindi nemmeno gli orfani. (come dire: le case chiuse non esistono più e quindi nemmeno le prostitute).

Non sono cattolico ma mi chiedo: L'integrazione non è forse cristiana accettazione?, aiuto al prossimo?, parlarsi con il cuore? Soccorrere il debole?
Non è così Don Angelo Mosca e Don Antonio Regazzoli?

Anche da parte mia nessuna discriminazione ma non mi pare proprio che l'oratorio possa definirsi un luogo fondamentale di apertura e interscambio culturale. Per l'interscambio culturale è necessario ci sia un contrasto, vi siano differenze e quindi grazie alla mediazione si ha l'interscambio.
Se le differenze e i portatori di queste sono lasciati fuori dalla porta, l'oratorio resterà sempre una sorta di aggregazione di mamme e papà volontari (prima dell'avvento dei centri conmmerciali erano molto piu numerosi) che trovano in quel luogo un punto di riferimento per passare in compagnia il fine settimana, fare pesche di beneficienza pro-loco, organizzare gite (non certo alla mecca) e abbuffarsi di torte fatte in casa.
Non mi pare si facesse altro.

Amen.

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