domenica 19 settembre 2010

IN MEMORIAM

Mi è capitato tra le mani un piccolo manualetto linguistico facente parte di una collana di libricini pubblicati negli anni cinquanta a cura della “direzione generale dell’emigrazione del ministro degli affari esteri”.
Il titolo del manuale n°1  è: “manualetto pratico di conversazione italo-Tedesca  per il lavoratore in Germania”.
Il libro apparteneva alla collana intitolata: “Italiani nel mondo”.
Un minuscolo dizionarietto pret-a-porter utile agli emigrati a farsi intendere nei paesi stranieri.
L’intera collana di libri era costituita da manualetti  per chi emigrava: in Brasile, Venezuela, Argentina, Canadà, Australia, Rhodesia, Inghilterra.
Naturalmente non per motivi di vacanza, nemmeno “motivi di lavoro”, ma solo per disperazione.
Il boom Italiano non era ancora esploso e molti dei nostri padri, nonni, si recavano all’estero in cerca di lavoro, non fortune, solo lavoro.
La cosa che mi ha più colpito di questo libro pubblicato a spese dello stato Italiano è stata la premessa.
Nel preambolo di introduzione alla lettura infatti, prima dell’impatto con la grammatica e la pronuncia, il redattatore, a nome dello stato Italiano, raccomandava agli eventuali fruitori del dizionario di fare molta attenzione alle frasi contenute perché rappresentavano solo il minimo necessario alla sopravvivenza e che in realtà la lingua Tedesca è ben più complessa ed articolata.
Ebbene mi ha stupito la forma nella quale erano scritte queste  avvertenze, quasi raccomandazioni.
Parole scritte con garbo e con la consapevolezza che il lettore fruitore sarebbe stato certamente un cittadino solo tra mille difficoltà.
Inevitabilmente lo stato Italiano, offrendo questo strumento ai propri cittadini, ammetteva l’impossibilità e il limite a non poter  offrire loro un lavoro. Un’assunzione di responsabilità etico e morale.
Lo scritto nella premessa mi ha evocato le raccomandazioni che ogni buon genitore farebbe al proprio figlio e credo, il lettore di quel manualetto sentisse questa vicinanza e non avesse nulla da recriminare; L’Italia in quel periodo si stava ancora leccando le ferite di una guerra rovinosa e fallimentare.

Cari parroci del “nucleo di interscambio culturale di Pontoglio” (vedi post oscurantismo clericale), perché non prendete spunto da questa iniziativa statale (seppure datata) e non stampate anche voi, con l’aiuto dei parrocchiani e magari degli stessi extracomunitari che avete chiuso fuori,  un bel manualetto con frasi nelle diverse lingue straniere e relative traduzioni in Italiano?
Le strade del Signore sono infinite ma bisogna cominciare a percorrerne almeno qualcuna.

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